La deflazione spiegata in modo semplice

La parola deflazione significa che qualcosa sta diminuendo. Ma come per l’inflazione, le persone spesso confondono il cambiamento nell’offerta di moneta con quello dei prezzi. Inoltre, spesso non considerano come l’economia stessa stia crescendo o diminuendo. Ma è il cambiamento nell’offerta di moneta (incluso il credito) contro il cambiamento delle dimensioni dell’economia (totale di beni e servizi prodotti) che causa cambiamenti nei prezzi generali.

Bisogna tenerlo a mente: il cambiamento nel volume di beni e servizi rispetto al cambiamento nell’offerta complessiva dei rendimenti monetari cambia i prezzi generali.

Fatta questa premessa, la deflazione dei prezzi non è altro che un calo dei prezzi generali, il quale si verifica quando la crescita dell’economia supera la crescita dell’offerta di moneta, o il calo dell’offerta di moneta supera la contrazione dell’economia. Può anche accadere quando le persone smettono semplicemente di spendere in previsione dei successivi prezzi più bassi.

Quando l’attività economica declina o si contrae, viene chiamata recessione. Quando lo scenario diventa realmente oscuro, viene chiamata depressione.

Il paradosso della parsimonia afferma essenzialmente che i risparmi positivi a livello individuale sono negativi per l’economia generale. I governi vorrebbero far credere ai cittadini che le recessioni e le depressioni siano forze naturali distruttive causate quando essi smettono di spendere. L’intero campo della macroeconomia moderna si fonda sull’idea che sia sacro dovere del governo combattere le recessioni inducendo la spesa.

In un ambiente di libero mercato, occasionalmente si verificano minori recessioni che “recuperano” gli eccessi precedenti. Ma in un ambiente monetario soggetto ad intervento governativo, gli eccessi possono diventare incredibilmente eccessivi. L’unica cosa peggiore è il tentativo del governo di prevenire eventuali correzioni e mantenere il consumo in corso.

In un sistema di libero mercato con una moneta solida, le banche che prestano più di quanto hanno depositato corrono il rischio di fallire quando i depositanti scoprono l’imbroglio. In un sistema monetario come il nostro, il prestito molto al di sopra delle riserve è ammissibile per legge e talvolta incoraggiato attivamente.

Il governo potrebbe indurre la spesa semplicemente stampando più denaro, diminuendone di conseguenza il valore, mentre gli interlocutori delle banche centrali continuano a indebitarsi a prezzi bassi abbassando artificialmente i tassi di interesse. Il primo disincentivo a tenere il denaro contante quando diventa inutile è quello di metterlo sotto i materassi o nei caveau delle banche. E’ inoltre importante ricordare che, quando il valore delle plusvalenze aumenta, le persone hanno un forte incentivo a risparmiare.

La macroeconomia moderna dice che può esserci armonia solo quando il governo combatte attivamente i risparmi e incoraggia i consumi. E lentamente distrugge il valore della sua valuta che emette e che ha la capacità di stampare a piacimento.

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