Gli albori del mercato azionario: dai primi scambi ad oggi

I mercati azionari hanno sempre vissuto momenti di boom e di recessione, ma sono rimasti sempre fedeli a sé stessi ed in prima linea. Quotidiani e pubblicazioni finanziarie sono inondati di titoli sul Dow Jones, S & P 500, NASDAQ, indici azionari in rialzo, indici azionari in calo, acquisti, vendite e così via. E si è tentati di pensare a un mercato azionario come a un meccanismo impersonale posizionato nell’alto dei cieli, che impone i suoi mandati a nostro piacimento. Ma è un concetto lontano dalla verità.

Leggendo la storia dei mercati azionari, essa ci rammenta le parole dell’economista Thomas Sowell: “I mercati sono personali come le persone dentro di essi”. Questa frase racchiude in sé dei concetti fondamentali: i mercati azionari e le loro prestazioni riflettono preoccupazioni, timori e speranze proprie degli investitori.

I primi giorni di scambio

I mercati azionari non sono certamente nati nello stesso modo in cui avvengono gli scambi commerciali simultanei e super tecnologici di oggi. Nel 1531 apparve la prima istituzione molto approssimativa di un mercato azionario, ad Anversa, in Belgio. Tuttavia, questo era pur sempre il primo mercato azionario privo di titoli. Piuttosto che comprare e vendere azioni societarie (che ancora non esistevano), broker e istituti di credito si riunirono in quella sede per “trattare affari, questioni governative e problemi di debito individuali”.

Tutto mutò nel 1600, quando Gran Bretagna, Francia e Paesi Bassi noleggiarono navi dirette verse le Indie Orientali. Rendendosi conto che pochi esploratori potevano permettersi di condurre un viaggio commerciale all’estero, furono create società a responsabilità limitata per raccogliere denaro dagli investitori, che ricevettero una quota di profitti commisurata al loro investimento.

Questa forma di organizzazione aziendale è stata anche resa necessaria dalla gestione del rischio. Come riportava la Gazzetta delle Regioni Imperiali in India, i primi viaggi britannici nell’Oceano Indiano non ebbero successo, con la conseguenza che le navi perse e le fortune personali del finanziere di turno furono sequestrate dai creditori. Ciò portò un gruppo di mercanti londinesi a formare una società nel settembre del 1599 che limitasse la responsabilità di ciascun membro in base alla somma personalmente investita. Se il viaggio falliva, una somma oltre quella investita non poteva essere legalmente sequestrata.

La Regina concesse ai mercanti nel 1600 una carta di quindici anni, soprannominando la loro società “il Governatore e la Società dei Mercanti di Londra che commerciava con le Indie Orientali” (o semplicemente “La Compagnia delle Indie Orientali”). La formula della responsabilità limitata si dimostrò vincente ed il re concesse charter a più società commerciali nel 1609, innescando la crescita del business in altri paesi europei che si affacciavano sull’Oceano.

La Compagnia Olandese delle Indie orientali è stata la prima a consentire agli investitori esterni di acquistare azioni che li autorizzassero ad avere una percentuale fissa dei profitti della società. Furono anche la prima società a emettere azioni e obbligazioni a favore della massa, attraverso la Borsa di Amsterdam nel 1602.

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